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Gli accadimenti che portarono alla nascita del
Gruppo Archeologico Carmignanese

Al dott Borgioli fu chiesto, dall’ Azienda di Promozione Turistica di Prato, di scrivere alcune pagine sulla rivista “Prato Storia e Arte” per la ricorrenza del 25ennale della campagna archeologica di Comeana e Artimino….
….Egli racconta:
”le emozioni provate nel 1965-66 e condivise con la maggior parte degli abitanti di Carmignano non possono esser dimenticate facilmente e fanno parte dei miei ricordi più belli”.
Tutto inizia nel 1960, quando il dott. Borgioli vince la condotta medica di Comeana e il destino lo porta ad abitare nella palazzina di fronte la collinetta “Montefortini” dal nome del podere nel quale era situata.
Ogni volta che il Borgioli rientrava o usciva da casa sua non poteva fare a meno di guardare il grosso mammellone coperto di querce secolari, che gli sembrava di forma troppo regolare per essere naturale.
Era stato scavato nel 1959 da Giuseppe Toderi il tumulo “La Montagnola” a Quinto di Sesto Fiorentino, del tutto simile alla collinetta di Montefortini; nel 1942, alla confluenza dell’Arno con l’Ombrone, sopra la stazione ferroviaria di Carmignano, in località Grumaggio i militari di una postazione contraerea a difesa del dinamitificio Nobel, durante i lavori di trinceramento, portarono alla luce un ricco corredo tombale del tardo V secolo a.C.; il rinvenimento di due stele fiesolane ad Artimino e di due cippi funerari, i frammenti di urne cinerarie murate nella facciata della chiesa romanica di Artimino e le notizie date nel ‘700 dal Targioni Tozzetti di rinvenimenti di oggetti etruschi ad Artimino, danno al Borgioli la certezza che la collinetta di Montefortini dovesse custodire una tomba etrusca.
Il Dottore esterna i suoi sospetti con l’allora studente E. Narducci e successivamente il 04/01/1965 segnala l’ eventualità di resti archeologici a Comeana al dott. Francesco Nicosia, in quel periodo ispettore della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana.
Dal 05/01/1965 iniziano ad apparire sui giornali le prime notizie. (es. "La Nazione", "Giornale del Mattino" ecc.).
La febbre nel paese sale; l’amministrazione comunale, nella persona del Sindaco G. Lenzi, promuove la formazione di un comitato “Pro tomba etrusca” al quale partecipano enti locali turistici, politici e religiosi.
Il comitato chiede ufficialmente il 3 febbraio alla Soprintendenza che gli sia concesso, sotto il controllo di tecnici,di procedere direttamente allo scavo della collinetta.
L’ 11 febbraio il Borgioli segnala al Soprintendente Prof. G. Caputo l’esistenza di due collinette, probabili tumuli etruschi, in località Prato di Rosello,
Il 21 febbraio alcuni giovani pratesi (N. Coppini, M. Gori, M. Mariotti, G. Guarducci) iniziano a scavare una collinetta su un lato del cimitero di Comeana, poco distante da quella di Montefortini e, quando arrivano alla profondità di ottanta centimetri, portano alla luce i primi frammenti di cotto e lastroni di un impianto tombale.
Qualcuno li avverte dell’illegalità dello scavo e i ragazzi si precipitano a consegnare i reperti ai Carabinieri di Poggio a Caiano.

 

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